Le basi neurobiologiche delle emozioni

copertina libro

Il mio personale contributo alla pubblicazione del libro “La paura, la noia, la rabbia: contenimento, regolazione, trasformazione delle emozioni nei percorsi delle comunità terapeutiche”, con il capitolo “Le basi neurobiologiche delle emozioni”, disponibile in libreria e online in ibs, la feltrinelli, alebooks. Questo lavoro nasce dal progetto di rete tra comunità, promosso alla tavola rotonda di Montefiascone il 7 novembre 2015 (in quell’occasione ero lieto di rappresentare la Comunità Agatos di Viterbo). Le comunità che hanno partecipato fanno parte dell’associazione per le comunità terapeutiche residenziali Mito e Realtà.

Di seguito un estratto del capitolo “Le basi neurobiologiche delle emozioni”:

“Nella nostra cultura, qualsiasi teoria dell’attività mentale è espressione, più o meno esplicita, di una particolare interpretazione del cosiddetto “problema mente-corpo”. Per il paradigma bidimensionale mente e corpo sono entità distinte, appartenenti a diverse realtà naturali. La nascita del dualismo coincide con la matura espressione del pensiero occidentale classico, che afferma, con Platone, la distinzione ontologica tra mente e corpo; distinzione successivamente arricchita, con Cartesio, da quella epistemologica relativa alla necessità di definire prospettive conoscitive diverse e distinte, rispettivamente, per il corpo e per la mente. Sono stati diversi i tentativi per superare questo dualismo tra mente e corpo. Solo nell’ultimo decennio si rileva la comparsa di opere organizzate principalmente a formulare teorie che spieghino l’attività mentale partendo da due posizioni tematiche distinte. La prima volta ad integrare la neurobiologia con la matrice psicosociale, al fine di delineare una teoria biopsicosociale della mente (Donald 1991; Schore 1994; Deacon 1997; Siegel 1999; LeDoux 2002). La seconda posizione tematica riguarda l’individuazione dei processi neurobiologici della coscienza (Edelman 1989, 1992; Damasio 1999; Edelman e Tononi, 2000). Il paradigma che a mio avviso è di maggiore aiuto per fornire un contributo neurobiologico generale a questo capitolo, al fine di comprendere la trasformazione dei processi comunitari sulla base delle emozioni che circolano tra gli operatori, i pazienti e l’ambiente circostante, è quello multidimensionale: la mente emerge dal rapporto tra il corpo e l’ambiente. La mente, in altre parole, è considerata proprietà emergente dell’entità costituita dal “corpo-in-relazione-con l’ambiente”, e le problematiche relativa alla definizione del rapporto mente-corpo vengono sostituite da quelle rappresentate dal rapporto corpo-ambiente. Nell’ambito delle teorie dell’attività mentale coerenti con questo paradigma, l’oggetto primario di esse è costituito dalla relazione tra la struttura cerebrale e l’ambiente (Ceccarelli 2001), e la funzione mentale è intesa come proprietà emergente da quella relazione. In questa prospettiva sono necessari tanto i dati relativi alla conoscenza della struttura, ambito fenomenico proprio della biologia, quanto i dati relativi all’ambiente con cui quella struttura si relaziona, un ambiente che è ampiamente costituito, per l’uomo, da elementi socioculturali (cultura della comunità, modelli teorici di riferimento, equipe multidisciplinare, ecc), per cui coincide con l’ambito fenomenico proprio della psicologia e della sociologia. Dal punto di vista epistemologico, ciò significa che il paradigma multidimensionale sostiene la legittimità dell’esistenza di una molteplicità di forme di conoscenza per indagare il fenomeno mente – da cui il termine multidimensionale (Morin 1977, 1980, 1986, 1990).”

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